“Invader” alla Wunderkarmenn: il gioco diventa invasione

Bilbao 2008, @Invader

Sconfiggere ondate di alieni con un cannone laser, per guadagnare quanti più punti possibili: è l’obiettivo del videogame Space Invaders; ve lo ricordate? Progettato nel 1978 dal giapponese Tomohiro Nishikado, ha ipnotizzato per ore, un’intera generazione di giovanissimi, diventando un fenomeno pop negli anni 80, e ha influenzato il lavoro dello street artist francese Invader, in mostra, per la prima volta in Italia, alla Wenderkarmenn di Roma, dal 23 ottobre al 21 dicembre.

Parigi 1999, @Invader

Dallo schermo alla città, gli “space invaders” dell’artista parigino, si sono manifestati, nell’estate appena trascorsa, per le vie di Roma: sui muri delle case, sotto i portici, lungo il Tevere; sotto lo sguardo divertito e incuriosito dei passanti. Realizzati sotto forma di tessere colorate che rappresentano il “pixel”, clonati e poi assemblati come mosaici, sono stati moltiplicati e reiterati da Londra a Bangkok, da New York a Hong Kong, dai piccoli centri urbani alle grandi metropoli, prima fra tutte Parigi, nel 1999, dando vita a una sorprendente invasione urbana.

Rubikcubist 2008, @Invader

In dodici anni di attività, diligentemente documentati e monitorati attraverso un’operazione ambiziosa e complessa, che si avvale del supporto tecnologico di Google Map, Invader ha introdotto, indisturbato, i suoi alieni, nell’immaginario mondiale e nella pop-culture, celebrata da Roma 2010 & Other Curiosities, nello spazio poco convenzionale del quartiere periferico di Torpignattara.

Grande Odalisca, Rubikcubist 2008, @Invader

In vetrina gli alias degli space invaders capitolini e il progetto Rubikcubism: una serie di opere realizzate utilizzando il Cubo di Rubik, un altro simbolo importante degli anni ’80. Manipolati e mescolati, i tasselli colorati del rompicapo più venduto nella storia, generano vere e proprie opere scultoree, che ripresentano immagini estrapolate dalla cultura di massa, icone pop e opere d’arte famose. Da L’Origine del mondo di Gustave Courbert alla Grande odalisca di Ingres; dai ritratti di personaggi celebri come Alexander DeLarge di Arancia meccanica a Jack Torrance di Shining, i rubikcubist invadono lo spazio espositivo e si sovrappongono ai ricordi infantili e adolescenziali dello spettatore che, sorpreso da questa nuova apparizione, si domanda con perplessità: è un gioco o una nuova invasione?




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