La delicatezza interiore nelle foto di Francesca Woodman in mostra a Milano

Appunti, fogli, blocchi…via…tutto questo scrivere sembra inutile, questo scrivere per dare un senso, sembra vano. Perché per parlare di Francesca Woodman bisogna percorrere un cammino, quello che ci viene proposto a Palazzo della Ragione. Francesca è giovane, figlia d’arte, la mamma ceramista e il papà pittore e fotografo; importanti esempi per una piccola che a 13 anni riceve in dono una macchina fotografica. Come lei, altri artisti hanno ricevuto, in tenera età, in dono i primi strumenti che hanno permesso di renderli famosi in tutto il mondo, come lei altri hanno avuto fama e successo; ma lei ha una storia diversa, non ha vissuto abbastanza per veder riconosciuto il suo genio (Denver 1958-New York 1981). Una vita interrotta troppo presto, per scelta,  “Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate” , vita interrotta da lei stessa, o a causa di un tragico fato, questo non si saprà mai, quello di cui siamo sicuri è la bellezza che ci ha lasciato e della quale possiamo godere.

Giochi, scherzi, autoritratti e non, Francesca nei suoi nove anni di produzione cerca se stessa, la sua collocazione in ciò che la circonda, attraverso la fotografia studia la propria identità di donna, i limiti del corpo rapportandolo con l’esterno e, come cita l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Massimiliano Finazzer Flory, “O caro Pan, e voi altre divinità di questo luogo, datemi la bellezza interiore dell’anima e, quanto all’esterno, che esso si accordi con ciò che è nel mio interno “ (Platone, Fedro) per sottolineare che Francesca, modella di se stessa, era quasi ossessionata dalla creatività e indagine sul corpo, sulla sessualità, sul volto “mascherato” o estromesso dal quadro, caratteristiche che si evidenziano nelle sue immagini, un conflitto continuo sul come “accordare” il suo interno col suo esterno.

Le fotografie di Francesca sono in gran parte in bianco e nero, una scelta precisa, filosofica, l’uno estremo all’altro, come la vita e la morte; in molte delle sue immagini lei è ritratta senza vestiti, si fonde completamente con ciò che attrae il suo interesse, oggetti, abiti, intonaci, porte e finestre, mobili e vetrine, radici e cortecce d’albero, entra in empatia con essi e in essi si confonde, non per scomparirne all’interno, ma per farne parte.

Bisogna “vedere” Francesca, “abitare poeticamente le immagini”, con occhi puliti, senza cercare una lettura premonitrice, ma pensando a lei come studentessa, come un’ironica ragazza che gioca col proprio corpo, con quello delle sue amiche, stato d’animo che scaturisce soprattutto nella sessione “Fashion photographs” dove sperimenta la fotografia di moda cercando di affermarsi in quel mondo.

Francesca non ci ha lasciato molte immagini, tra le poche centinaia (solo per quelle stampate almeno una volta da lei ancora in vita è stato dato dai genitori il permesso della riproduzione) 116 fotografie sono esposte dal 16 luglio sino al 24 ottobre 2010 a Palazzo della Regione di Milano, tra cui 15 immagini esposte in esclusiva per Milano e cinque video che ripercorrono la carriera dell’artista.

Seconda tappa italiana dopo Siena (settembre 2009-gennaio 2010), la mostra a Milano è stata presentata durante la conferenza stampa, dal Responsabile del Coordinamento e gestione mostre, Domenico Piraina, dall’Assessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory, e dai due curatori, Marco Pierini e Isabel Tejeda.

Dopo il successo  delle esposizioni dedicate a Steve McCurry e Stanley Kubrick, il Comune di Milano ospita una mostra “sofisticata” come quella di Francesca Woodman che ha inizio in un periodo dell’anno che potrebbe non essere incoraggiante per l’affluenza del pubblico, ma noi siamo sicuri che i milanesi e chi visiterà la città, non si lascerà sfuggire la possibilità di riflettere sulla Fotografia per quello che è nella sua essenza, sulla restituzione della fotografia a se stessa: la fotografia è Arte.




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